Android 4.4 : così tenero che si spezza con un grissino

Android, il sistema operativo per cellulari made in Google, ha come tradizione il fatto di accompagnare ogni versione con un “nomignolo” derivato dal nome di un dolce. Con il susseguirsi delle versioni i nomi dei dolci scelti si susseguono in ordine alfabetico: dalla “Apple Pie” della prima versione al recente “Jelly Bean”. Passando per Donuts, Gingerbread e Ice Cream Sandwich.

Una consuetudine per certi versi originale, anche se in questo settore molti prodotti seguono una propria denominazione testuale al fianco della mera numerazione. Scelte dettate forse più dalla goliardia ingegneristica rispetto a delle reali analisi ed esigenze di marketing. Ma lo sappiamo, gli ingegneri informatici passano la maggior parte della loro vita in stretti e bui cubicoli, chini su lorde tastiere, circondati da azzurri bagliori di monitor ed intermittenti valzer di vivaci luci al led.

Lasciamoli ordunque divertire, cediamo al fascino del loro senso dell’umorismo, accettiamo con ingenua gratitudine i quotidiani sforzi profusi per donarci uno dei migliori sistemi operativi per il mercato mobile.

L’importante è che il giochino del nomignolo non diventi un tormentone capace di far passare in secondo piano le effettive caratteristiche delle future versioni. Oltre al lapalissiano fatto che il nomignolo non deve portare con se delle caratteristiche controproducenti per il prodotto associato.

Queste due semplici regole, perché come diceva un mio professore “il marketing è in sostanza una serie di regole di buonsenso”, in questo caso sono state disattese.

Per mesi la stampa specializzata si è interrogata su quale sarebbe stato il nome in codice della versione 4.4 di Android. Messaggi celati, indizi, anticipazioni dosate ad arte hanno ottenuto l’attenzione dei media sul possibile dolce eletto. Giornalisti, appassionati e fan boy si sono a lungo tempo interrogati se veramente Key Lime Pie sarebbe stato, come informalmente fatto trapelare, il prescelto.

Lasciando poco, o nessuno spazio, per creare aspettative sulle reali future funzioni del prodotto.

Può essere divertente interrogarsi in merito al nomignolo di un prodotto in uscita. Sarà Mario o Alfredo ? Sarebbe comunque più efficace portare la discussione su quali e quante nuove caratteristiche avrà. Spiegare perché e come sarà migliore e come migliorerà l’esperienza d’uso dei suoi consumatori. Come conquisterà nuovi mercati, come vi convincerà ad abbandonare i prodotti che ora usate, quante cose, ad oggi impossibili da realizzare, ci potrete fare. In questo contesto il nomignolo è un semplice e divertente orpello, e tale dovrebbe rimanere.

Proviamo a fare un parallelo, sarebbe come una società sportiva che facesse trapelare la notizia relativa a quale nomignolo sarà affibbiato al prossimo grande acquisto. Sarà “el papero” o “el caliente” ?

Suona palese come questa cosa, in simili contesti, sia assolutamente irrilevante. Al tifoso, consumatore e fruitore del prodotto sportivo, interessa sapere se sarà una punta o un difensore. Se sarà d’esperienza ed affidabile, o un giovane da far crescere. Cosa sarà e come sarà, non come sarà simpaticamente ribattezzato.

Ma noi che, non troppo, amiamo Google anche per le colossali cantonate che riesce a prendere in fatto di marketing e strategia possiamo passar oltre a questi vezzi. Possiamo sorridere e godere del nostro sistema operativo accompagnato dall’anonimo robottino verde. Mascotte, per onor del vero, di una tristezza tale da poter meritare un futuro approfondimento tutto suo.

Ma se ti chiami Google, produci fantamilioni di utili alla settimana, vuoi dominare il mondo presente, futuro, e forse inventare la macchina del tempo per estendere il tuo dominio sul passato, quando i tuoi ingegneri si avventurano nel marketing vuoi almeno chiedere una consulenza da 500 dollari a qualche esperto ?

Perché non è concepibile che tu, gigante dei nuovi mezzi di comunicazione, etichetti il tuo prossimo sistema operativo mobile con il nickname “KitKat” solo perché i tuoi sviluppatori mangiavano una barretta di cioccolata durante una pausa, fra una compilazione ed un debug, e in coro hanno pensato “wow che figata”.

Premessa la fondamentale regola della creatività secondo la quale “la prima idea che ti viene in mente scartala a priori, sicuramente è una sto**zata”, è mai possibile che nessuno ti abbia fatto notare che la prima caratteristica che tutti associano al KitKat è che si spezza ?

Il marketing di tale prodotto, e per usarne il nome hai dovuto anche scomodare la Nestlé, ha impiegato anni per convincere il globo terrestre che non vi è nulla che si spezza bene con un KitKat.

E tu, che hai un prodotto che molti percepiscono come poco stabile ed affidabile rispetto alla controparte offerta da Apple, lo leghi al principe dei prodotti concepiti nell’immaginario collettivo come “non solidi e duraturi” ?

Voi comprereste un cellulare da 700 euro, con il commesso che si affanna a convincervi che è robusto, affidabile, duraturo e sopratutto monta KitKat ?

Non sarà certo una dimostrazione di stile ma poi ma dopo queste malsane pensate non lamentatevi se Nokia ha già colto la palla al balzo ironizzando via twietter dopo poche ore dal vostro annuncio:

ironia made in Nokia

ironia made in Nokia

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